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Sede

Ubicata in origine nei locali della Direzione Generale di Banca Antonveneta in P.tta Turati, alla fine del 2008 Fondazione Antonveneta ha trasferito i suoi uffici al primo piano di Palazzo dei Montivecchi, sede storica della ex Banca Popolare Veneta ed oggi sede centrale padovana di Banca Antonveneta.
I locali che ospitano gli uffici della Fondazione includono la cosiddetta
“Sala dei Tarocchi”, una sala di rappresentanza che prende il nome dalla omonima serie di pitto-sculture ispirate ai “Tarocchi” dell’artista Gian Maria Potenza, qui esposte. La sede è arricchita anche dalla presenza della struttura muraria di una torre di epoca basso-medioevale. Inoltre, il Palazzo custodisce al suo interno, nel piano interrato, anche i resti di una strada di età romana, segno evidente delle stratificazioni che hanno modificato la città di Padova nel corso dei secoli.
La pianta interna dell’edificio ruota attorno a due cortili, di cui quello più grande è arricchito da un loggiato terreno in cui si ripropone il doppio ordine di colonne che connota la facciata.
L’ esterno è diviso in due ordini: ionico al pian terreno e corinzio al piano nobile, entrambi scanditi da lesene di modesto aggetto. La facciata su Via Dante si impernia su tre arcate di accesso attorno a cui si dispongono altre aperture più piccole del porticato, cui corrispondono finestrature quadrate di poco inferiori al cornicione del piano nobile. Nel piano nobile si trova una più marcata ripartizione orizzontale, anche in forza delle nicchie in cui sono site quattro statue, iniziate da Marcantonio de’ Sordi e portate a compimento da Giovanni Vencegia. Timpani arcuati e triangolari si alternano nella sequenza di finestre in questo piano, interrotta da grandi finestre balconate corrispondenti alle tre arcate di accesso del porticato. Sulla seconda trabeazione, infine, insiste un piano attico fortemente ribassato, con piccole finestre corrispondenti alle aperture dei due piani inferiori. L’attuale facciata su Via Verdi è invece frutto dei lavori svolti negli anni Trenta, volti a mantenere una sorta di unità costruttiva con la facciata di Via Dante, riprendendone i criteri di scansione. La prima porzione è infatti evidenziata con un lieve aggetto, con la ripresa per l’attico di una soluzione lunettata e con la replica per il nuovo portale d’accesso della sovrapposizione di un’apertura di maggiore ampiezza rispetto a quelle laterali. Inoltre, si ripresenta il motivo del timpano triangolare sulla finestra perimetrale e nella torretta a coronamento, alternando aperture arcuate ad altre rettangolari. La parte basamentale è rivestita di trachite, mentre la cornice di coronamento, il portale di ingresso e i contorni delle finestre con marmo rosa. Le superfici esterne del piano nobile sono invece rivestite da lastre di marmo Chiampo rosa perla battuto.

La storia dell’edificio
L’edificio è frutto di numerose stratificazioni e rifacimenti realizzati nel corso del tempo.
La prima stratificazione risale all’epoca romana, oggi ancora visibile nei resti di una carreggiata a schiena d’asino larga 2.80 metri e pavimentata con basoli in trachite dei Colli Euganei, riportata alla luce nel piano interrato del palazzo durante il restauro degli anni Ottanta. I marciapiedi non si trovano in situ, ma sono stati riutilizzati nelle strutture di età posteriore. Anche gli edifici che sorgevano lungo la strada non sono oggi visibili, in quanto ne sono stati salvati solo tre tratti in sezione (una sul margine meridionale e due su quello settentrionale della carreggiata) risalenti ad un periodo compreso tra il I sec. a.C. e il III sec. d.C..
Una seconda importante traccia storica conservata all’interno dell’immobile è una casa-torre di epoca basso-medioevale costruita con elementi lapidei semilavorati ed elementi di riutilizzo di età romana, incorporata poi nel rifacimento cinquecentesco avviato dal Monte di Pietà e tornata oggi ad essere visibile grazie all’ultimo intervento di restauro.
I primi lavori di rifacimento dell’edificio risalgono al Cinquecento, dopo che nel 1491 il Palazzo dei Montivecchi viene acquistato e diventa la nuova sede del Monte di Pietà.
Nel 1715, in conseguenza ad un periodo di crisi economica dello stato veneziano e agli abusi nell’utilizzo dei fondi del Monte che aggravano la situazione finanziaria dell’istituto, il Consiglio del Monte decide di chiudere la sede, aprendo un bando pubblico per la sua locazione triennale. Nel 1719 l’edificio viene affittato a Marco Zaramelin e Giovan Battista Benedetti, locazione che porta alla divisione in due abitazioni separate ed alla modifica della planimetria interna dello stabile.
Nel 1873 avviene la definitiva cessione di una porzione dell’edificio alla Banca Mutua Popolare di Padova, mentre l’altra parte viene acquistata da Giacomo Gaetano Schiavon per trasformarla in un albergo-ristorante. Dopo due anni, però, gli affari non consentono di proseguire l’attività allo Schiavon, che affitta il piano nobile della sua porzione alla Banca Popolare, che conclude dopo 10 anni l’acquisto integrale dell’edificio. Nonostante ciò, Giacomo Schiavon continua a risiedere nei locali occupati in precedenza a fronte di un affitto fino al 1903.
Riunificato l’edificio in proprietà e destinazione d’uso nel 1905, l’Ing. Lorenzo Bigaglia presenta per conto della Banca un progetto per la riduzione della facciata di via Belle Parti e la modifica della parte superiore del prospetto di via Dante. Tra il 1905 ed il 1906, pertanto, la Banca Popolare avvia la ristrutturazione del pianterreno al fine di allocare i caveaux per i depositi e procede alla sistemazione del tetto, dei locali dell’attico e dei collegamenti verticali fra i vari piani (riunendo i due blocchi separati di scale in un unico scalone centrale). Probabilmente è da datarsi a questa fase anche l’abbattimento della monumentale bifora interna che il restauro degli anni Ottanta ha poi recuperato.
Nel 1934 viene proposto un secondo progetto affidato all’Ing. Augusto Berlese per la ristrutturazione dell’edificio, sia negli spazi interni che nelle facciate esterne, che si conclude nel 1936. Per un tratto della facciata di Via Verdi, al fine di fornire unità costruttiva all’edificio, vengono ripetuti i motivi architettonici della vecchia facciata su via Dante. Per quanto riguarda gli interni, il riordino del fabbricato conduce ad una migliore e più razionale distribuzione degli uffici. Ad esempio, per poter disporre di una grande sala per le pubbliche operazioni di sportello viene cancellato lo sviluppo planimetrico dell’immobile cinquecentesco, grazie alla creazione di una copertura a lucernaio del cortiletto di servizio, ulteriormente sottolineato dalla decorazione lungo il bordo dei dodici spicchi raffigurante i segni zodiacali.
Nel 1955 viene eseguito un ampliamento generale dell’edificio, grazie alla costruzione di un corpo arretrato parallelo al precedente ed all’innalzamento di un piano di via Dante, pur mantenendo inalterate la facciata storica e la posizione della falda del tetto. Infine, nel 1977 vengono eseguite delle opere di rinforzo strutturale per rendere i solai funzionali ai carichi dei nuovi centri di elaborazione dati.

Il restauro
Il restauro del palazzo è iniziato nel 1987 con l’obiettivo di bilanciare le esigenze di recupero degli elementi storici dell’edificio con quelle di funzionalità richieste da una sede bancaria.
Infatti, il primo progetto, eseguito su incarico della Banca tra il 1987 ed il 1990, non consisteva in un restauro completo dei corpi di fabbrica, ma nel rifacimento degli interni per svecchiare una concezione di ambiente lavorativo bancario di impostazione ancora tardo-ottocentesca. I lavori si sono quindi concentrati nella parte storica su via Dante e nei due piani del corpo di fabbrica originale senza prospetto sulla strada. Alle opere di sottofondamento dello scalone, di rafforzamento del solaio, di verifica delle murature, di recupero dei soffitti originari, di sostituzione del tetto, si è aggiunto anche il recupero filologico della facciata di via Dante (delle quattro statue in pietra, delle volte a schifo, del cornicione, dei contorni di finestra e degli intonaci). Similmente si è proceduto per le facciate interne, dove anche le finestre più recenti sono state contornate in pietra.
Il secondo stralcio dei lavori è stato avviato nel 1991 per concludersi nel 1992, interessando i due piani con facciata su via Verdi e diverse parti del piano terra e dell’interrato. Infine, nel 1993, l’ultima fase del restauro ha investito il salone centrale al piano terreno.
Grazie ai lavori di asportazione delle stratificazioni moderne dei controsoffitti e delle pavimentazioni e all’indagine ricognitiva svolta dalla Soprintendenza Archeologica del Veneto nelle fondamenta, è stato inoltre portato alla luce un patrimonio rimasto per molto tempo sconosciuto, costituito dalla strada romana e dalla torre medioevale conservate all’interno dell’edificio. Queste scoperte hanno comportato una loro conseguente e necessaria valorizzazione, effettuata con la messa a vista della struttura muraria della torre medioevale e con la costruzione di un’area archeologica coperta nel piano interrato per valorizzare la strada romana.

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